IL PRINCIPE TARTARUGA - Manuela Lundi - UNREGISTERED VERSION

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IL PRINCIPE TARTARUGA

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Il principe tartaruga



Feng era un giovane molto buono, tanto buono che non rispondeva mai di no a nessuno. E così, a forza di concedere denaro in prestito a chi gliene domandava, si ridusse ben presto in miseria. Naturalmente i suoi debitori si guardarono bene dal ricordarsi di lui e dal pagare i debiti. Il solo che non lo dimenticò fu un pescatore, il quale per disgrazia era tanto povero che non possedeva un soldo. Perciò, per risarcirlo in qualche modo, ogni volta che pescava un tartaruga gliela mandava in regalo. Una volta gli portò una tartaruga enorme, che aveva sulla testa una strana macchia bianca.
- Non ho mai visto una tartaruga come questa! - esclamò Feng meravigliato.
E rimise la bestia in libertà.

Passò parecchio tempo e Feng non pensava più alla strana tartaruga.
Un giorno, verso il tramonto, stava ritornando a casa lungo l'argine del fiume, quando improvvisamente vide venire verso di sé un uomo alto e grosso, sfarzosamente vestito, seguito da quattro giovani servi.
Il personaggio si fermò e gridò:
- Lasciatemi il passo!
Feng era di buon carattere, ma nel ricevere quell'ordine in quel tono, si adirò moltissimo.
- Io non so chi voi siate, ma vi avverto che non mi muoverò dal mio posto - rispose decisamente.
A quelle parole il personaggio divenne rosso di collera; si volse ai servi e comandò:

- Prendete quest'uomo e bastonatelo!

I servi afferrarono Feng per le braccia, ma il giovane continuava a guardare lo sconosciuto negli occhi, senza impallidire.
- Vi avviso che non sopporto di essere bastonato - disse sdegnosamente - e ricordatevi che vi pentirete di ciò che state per fare.
Lo straniero parve colpito da quelle parole e domandò:
- Come vi chiamate?
Il prigioniero rispose sdegnosamente:
- Mi chiamo Feng.
Ma con sua grande meraviglia lo sconosciuto si calmò subito, anzi, parve passare dalla collera alla gioia. Si inginocchiò nel fango del sentiero e gridò:
- Ma allora voi siete il mio benefattore! Io vi domando perdono di quanto è accaduto e vi supplico di venire con me.
Feng, sbigottito, voleva rifiutare, anche perché non capiva la ragione di quell'improvviso cambiamento di umore; ma lo straniero lo prese per mano e lo condusse con sé, obbligandolo a camminargli a fianco per un bel pezzo di strada.
Giunsero infine a un villaggio, dove sorgeva una bella casa.
Lo straniero vi fece entrare Feng e lo condusse in una grande sala dicendogli:
- Non dovete aver paura di me. Io sono l'ottavo principe del fiume Tiao.
Ero stato ad una festa sulla collina dell'Ovest, ma non vi avevo trovato che ospiti noiosi e antipatici, perciò me ne tornavo a casa molto contrariato.

Soltanto per questo vi ho offeso e me ne vergogno.
Allora Feng capì che il suo ospite era un genio; provò un po' di timore, ma vedendolo tanto cortese e affidabile si tranquillizzò. Nel frattempo i servi avevano preparato un banchetto ricchissimo, e il genio invitò Feng a sedere a mensa.
Il tempo passò in un baleno, quando a un tratto si udì in lontananza il suono d'una campana. Il principe del fiume si alzò e prese Feng per un braccio.
- E' suonata per me l'ora di andarmene, e non possiamo più restare insieme.
Ma voglio lasciarti un dono. Non potrete conservarlo per sempre; tuttavia io verrò a riprenderlo soltanto quando tutti i vostri desideri saranno stati esauditi.
Così dicendo diede sul braccio di Feng un pizzicotto così forte, che il giovane lanciò un grido di dolore. Il genio sorrise, poi accompagnò Feng alla porta e lo salutò.

Tutto stordito Feng si incamminò, e dopo qualche passo si voltò indietro per salutare ancora una volta il suo strano ospite; ma con immenso stupore vide che la casa era sparita e anche tutto il villaggio. C'era soltanto una grossissima tartaruga con una macchia bianca sulla testa. La tartaruga si avvicinò traballando al fiume, scivolò nelle acque e scomparve.
Feng era convinto di aver sognato: ma il pizzicotto gli faceva ancora male!
Sollevò la manica e vide impresso sulla pelle il disegno di una piccola tartaruga.
Più che mai sbigottito, riprese il cammino e a un tratto ebbe un'altra sorpresa.
Attraverso la terra divenuta a un tratto come trasparente, egli vide a una certa profondità una perla. Non credeva ai propri occhi: tuttavia si inginocchiò e incominciò a scavare. E infatti poco dopo trovò una magnifica perla.
Allora capì: aveva acquistato il potere di scorgere i gioielli e gli oggetti preziosi sepolti sotto terra, anche a grande profondità: era questo il dono meraviglioso che gli aveva fatto il genio! Arrivato finalmente alla sua vecchia casa, ecco un'altra sorpresa: poté vedere un mucchio di danaro nascosto sotto il pavimento.
Lo raccolse, e da quel giorno la sua vita cambiò, perché divenne agiato e poté vivere un po' meglio. Da allora fu sempre così: poco a poco nelle sue stanze si accumularono gioielli e monete d'oro e d'argento.

Un giorno, in un giardino abbandonato, Feng scoprì un bellissimo specchio che aveva la cornice d'oro e d'argento. Lo splendore del vetro era tale che ne scorgeva il luccichio a molte miglia di distanza. Inoltre lo specchio era fatato:
se una fanciulla vi si guardava, l'immagine di lei restava impressa sul cristallo.
Quando Feng ebbe scoperto il magico potere dello specchio, lo nascose accuratamente affinché nessuno potesse toccarlo.
Un giorno nel villaggio si sparse una notizia: la bellissima Loto Fiorito, terza figlia del principe Su, doveva passare da quelle parti per recarsi alla sorgente.
Quando Feng lo seppe, prese il suo specchio e andò verso le montagne, nascondendosi poi dietro una roccia, vicino alla fonte. Aspettò un po' di tempo, e infine vide venire il corteo col palanchino della principessa, i portatori e i servi.
Il corteo si fermò proprio dietro alla roccia, le cortine di seta del palanchino si dischiusero, e Loto Fiorito saltò giù leggera come una piuma.
Feng riuscì a disporre lo specchio in modo che il volto della fanciulla vi si riflettesse; poi, tutto soddisfatto, sgattaiolò via senza farsi accorgere e ritornò a casa.
Sullo specchio era rimasto un volto bellissimo che gli sorrideva dolcemente.
Feng sospirò e nascose lo specchio accuratamente. Ogni tanto, però, lo riprendeva in mano per ammirare estasiato la bella principessa. Così, non si sa come, la gente incominciò a sussurrare che il giovane Feng era innamorato della principessa Loto Fiorito, e che ne teneva nascosto il ritratto.
La voce si diffuse tanto che giunse alle orecchie del principe Su. Il principe montò su tutte le furie, e ordinò ai suoi servi di arrestare Feng e di condurlo incatenato alla sua presenza.
- Siete stato troppo ardito! - gli gridò appena lo vide - Perciò domani all'alba sarete decapitato.
- So bene di essere colpevole - ammise Feng con calma e dignità - So che merito la morte ma permettetemi di rivelarvi un segreto: io ho la facoltà di vedere qualsiasi oggetto che si trovi nascosto sotto terra. Se mi farete morire, la mia morte non gioverà a nessuno; ma se mi risparmierete, potrò aumentare smisuratamente le vostre ricchezze.

- Non credo a una sola delle vostre parole! - gridò il principe Su - La vostra morte è già decisa.
Così Feng fu incatenato e chiuso in prigione ad aspettare l'alba, mentre Su, ancora infuriato, si ritirava nei suoi appartamenti. Ma ad aspettarlo là c'era Loto Fiorito, la prediletta fra le sue figliole.
- Anche se tu non lo vuoi, Feng mi ha già vista - disse la fanciulla - la sua morte non cambierà nulla. Io credo che la soluzione migliore per me, sia quella di prenderlo per marito.
Il principe Su restò allibito, poi gridò pieno di collera:
- Non acconsentirò mai!
- E io mi lascerò morire di fame! - replicò la principessa tranquillamente.
Il principe Su non credette alle parole della figlia; tuttavia qualche dubbio aveva incominciato a insinuarsi nella sua mente. Così il mattino dopo ordinò che l'esecuzione del giovane Feng fosse sospesa e rinviata di tre giorni.
A ogni ora, in quei tre giorni, mandava a chiedere notizie della figlia, e la risposta che i servi gli portavano era sempre la stessa:
- La principessa non mangia e piange sempre.
Infatti Loto Fiorito non aveva più toccato né cibo né bevande; le sue rosee guance erano impallidite, i meravigliosi occhi apparivano cerchiati e gonfi, la straordinaria bellezza di cui tanto si era parlato, sembrava spenta e offuscata.
Il principe Su di quando in quando andava a farle visita, le parlava a lungo nella speranza di farle cambiare idea; ma Loto Fiorito rispondeva soltanto:
- Io voglio sposare il giovane Feng: altrimenti mi lascerò morire.
Quando il principe Su si persuase che la figliola faceva sul serio, ebbe paura di perderla, e sebbene più incollerito che mai, ordinò che il giovane Feng

venisse liberato
- Non avrei voluto che mia figlia sposasse un uomo povero e oscuro come te - gli disse - Ma ella ti vuole per marito a tutti i costi, e peggio per lei. La sposerai, dunque, anche se non potrai presentarle alcun dono di fidanzamento degno di lei.
Io pure, come padre e suocero, avrei diritto a qualche dono, ma vi rinuncio pensando alla tua povertà. Và, e che le nozze siano celebrate al più presto e in segreto, perché io mi vergogno di un genero meschino come te e non ho alcuna intenzione di essere presente alle vostre nozze!
Feng non sapeva più come nascondere la propria gioia; si inchinò profondamente fino a terra e con voce commossa, disse:
- Ti ringrazio, principe Su, e soprattutto ringrazio la principessa Loto Fiorito.
Vado subito a casa mia a preparare il primo regalo. Spero che non avrai da pentirti di avermi accettato come genero.

Infatti il giovane Feng si mise subito in viaggio e ritornò a casa sua. Assunse mille servi e li vestì sontuosamente; poi consegnò a ciascuno un vaso d'oro massiccio traboccante di pietre preziose. Vi erano perle, diamanti, zaffiri, rubini, smeraldi, collane, diademi, spille, anelli, braccialetti e mille altri monili preziosissimi, che Feng aveva raccolto sotto terra grazie al dono del Principe del fiume.

Il Principe Su attendeva seduto sul trono il ritorno di Feng, quando gli furono annunciati i servi che portavano il primo regalo. Tutto si aspettava, fuorché un dono simile! I servi entrarono l'uno dopo l'altro e gli deponevano ai piedi i vasi di oro massiccio colmi di tutte le ricchezze. Se il principe spalancò gli occhi stupito davanti al primo dono, credette addirittura di sognare allorché vide la fila dei servi che non finiva mai. Entrarono uno per volta, e ciascuno posava davanti al trono il suo vaso d'oro: erano centinaia e centinaia. Infine entrò il giovane Feng e disse:
- Questo è il mio primo regalo, e gli altri verranno. Io ti avevo promesso di aumentare smisuratamente le tue ricchezze, se tu mi avessi risparmiato la vita, poiché sei stato generoso, io manterrò la mia parola.
Il principe Su scese dal trono e abbracciò con trasporto il giovane Feng.
Era veramente contento di non averlo fatto morire: ora si vedeva ricompensato della propria generosità; ma ciò che lo rallegrava di più era il sapere che Loto Fiorito, la sua figliola prediletta, era felice e faceva un matrimonio degno di lei; perché il giovane Feng non soltanto era ricchissimo, ma anche tanto buono.

Le nozze furono celebrate con uno sfarzo incredibile, e tutti dissero che non si era mai visto un matrimonio tanto sontuoso. Ma i più felici, naturalmente, erano i due sposi, i quali andarono ad abitare in un ricco padiglione. Nella sala più bella, al posto d'onore, sotto un baldacchino di veli preziosi, fu collocato lo specchio fatato, che conservava ancora impressa l'immagine della bellissima padrona di casa.
Trascorse molto tempo. I due sposi vivevano felici beneficando tutti i poveri del villaggio e dei paesi vicini, e Feng continuava a scoprire tesori che sarebbero rimasti per sempre sepolti sotto la terra, inutilizzati, se egli non li avesse ritrovati e adoperati per fare del bene. Ma una sera in cui era solo nella sua stanza, la porta si aprì e sulla soglia apparve, gentile e dignitoso come sempre, l'ottavo
principe del fiume Tiao.
Pieno di gioia, Feng si inchinò profondamente e lo invitò a sedere: ma il principe, senza dargli agio di pronunciar parola, gli disse
- Ho pochissimo tempo a mia disposizione e non posso rimanere con te.
Tutti i tuoi desideri sono stati esauditi, perciò sono venuto a riprendere il talismano che ormai non ti serve più.
Così dicendo diede sul braccio di Feng un pizzicotto fortissimo, che gli fece lanciare un grido di dolore, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime. Feng si asciugò col dorso della mano ma quando si guardò intorno il genio era scomparso.
Sollevò allora la manica di seta e vide che la figura della piccola tartaruga non c'era più. Uscì di corsa dal padiglione per ringraziare ancora una volta il suo benefattore, ma sulla strada non vide nessuno.
C'era soltanto una tartaruga, con una starna macchia bianca sulla testa, che camminò traballando verso il fiume, scivolò nelle acque e scomparve.  
  




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